Effetto antinfiammatorio dell’attività fisica in soggetti con lipedema

Introduzione

Il lipedema interessa prevalentemente le donne e si manifesta con accumulo simmetrico e sproporzionato di tessuto adiposo, soprattutto agli arti inferiori, dolore spontaneo o evocato, tendenza agli ematomi, edema e possibile coinvolgimento linfatico. La diagnosi è clinica e non coincide con l’obesità comune: BMI, peso corporeo e calo ponderale non descrivono adeguatamente la distribuzione regionale, la dolorabilità e la compromissione funzionale. Per questo motivo, l’esercizio non va comunicato come mezzo per “dimagrire le gambe”, bensì come parte di un trattamento integrato che include educazione, nutrizione, compressione quando indicata, gestione del dolore e supporto psicologico (Annunziata et al., 2024; Buso et al., 2019).

L’espansione del tessuto adiposo lipedematoso si associa a ipertrofia adipocitaria, angiogenesi, fibrosi, reclutamento macrofagico e alterazioni dei microvasi sanguigni e linfatici. Questi processi sostengono un’infiammazione cronica di basso grado e possono contribuire a dolore, pesantezza, ridotta mobilità e progressivo decondizionamento (Al-Ghadban et al., 2019; Kempa et al., 2023).

 

Razionale biologico: esercizio, muscolo e infiammazione

Durante la contrazione, il muscolo scheletrico funziona come organo endocrino e rilascia miochine. L’IL-6 indotta dall’esercizio ha un significato diverso dall’IL-6 prodotta nel contesto della flogosi cronica: è transitoria, non dipende dalla classica cascata TNF-α/NF-κB e favorisce mobilizzazione dei substrati energetici e segnali antinfiammatori (Pedersen & Febbraio, 2012; Petersen & Pedersen, 2005). Nel medio-lungo periodo, l’attività fisica migliora funzione endoteliale, sensibilità insulinica, capacità ossidativa, regolazione glucidico-lipidica e composizione corporea, riducendo il contributo pro-infiammatorio del tessuto adiposo disfunzionale (Gleeson et al., 2011; Metsios et al., 2020).

Nel lipedema questi effetti sono particolarmente rilevanti perché la sintomatologia limita spesso movimento, cammino e tolleranza al carico. Un programma ben dosato può interrompere il circolo dolore-inattività-decondizionamento-aumento della fatica. L’obiettivo biologico non è eliminare selettivamente il tessuto adiposo patologico, ma rendere il sistema muscolo-metabolico più efficiente e meno pro-infiammatorio.

 

Perché dare centralità alla forza e all’esercizio contro resistenza

L’allenamento contro resistenza merita un ruolo prioritario. Il dolore, la ridotta mobilità e la paura del peggioramento possono ridurre l’uso degli arti inferiori, con perdita di forza, peggioramento dell’equilibrio, minore autonomia e aumento della fatica. La forza, invece, sostiene la pompa muscolo-venosa e muscolo-linfatica, migliora il ritorno dei fluidi, stabilizza le articolazioni, rende più sicuro il cammino e consente di tollerare una maggiore dose complessiva di attività aerobica e quotidiana (Annunziata et al., 2024; Lanzi et al., 2025).

L’esercizio contro-resistenza agisce anche sul metabolismo muscolare. Carichi progressivi stimolano reclutamento neuromuscolare, sintesi proteica e mantenimento della massa magra, contrastando i segnali catabolici associati all’infiammazione cronica. L’effetto antinfiammatorio è quindi indiretto e sistemico: più muscolo funzionale significa maggiore capacità ossidativa, migliore gestione dei substrati energetici, minore sedentarietà e migliore controllo del carico infiammatorio complessivo (Fragala et al., 2019; Francaux & Deldicque, 2019).

La prescrizione deve evitare l’errore opposto, cioè trasformare la forza in sovraccarico. Nelle fasi iniziali sono preferibili esercizi multiarticolari controllati, carichi bassi o moderati, recuperi ampi, progressione lenta, assenza di dolore persistente nelle 24-48 ore e fatica percepita moderata. Vanno limitati esaurimento muscolare sistematico, eccentriche eccessive e bruschi incrementi di volume, che possono aumentare dolore, CK e percezione di gonfiore.

 

Prescrizione pratica essenziale

Un programma prudente combina forza, attività aerobica a basso impatto, acqua, mobilità e recupero. La forza dovrebbe coinvolgere arti inferiori, tronco e arti superiori: sit-to-stand, squat assistito a ROM parziale, leg press leggera-moderata, step-up basso, ponte glutei, hip hinge assistito, abduzioni d’anca con elastico, calf raise controllati, rematore e spinte con elastici o manubri leggeri. Nelle pazienti più sintomatiche si può iniziare in scarico, semi-scarico o in acqua. La progressione deve essere guidata da tollerabilità, tecnica e recupero, non solo dal carico esterno.

L’aerobico a basso impatto (cammino, cyclette, ellittica leggera, nuoto o cammino in acqua) migliora capacità cardiorespiratoria e metabolismo, ma va incrementato prima in durata/frequenza e solo dopo in intensità. L’acqua è utile perché riduce il carico articolare e offre una compressione idrostatica favorevole. Mobilità dolce, respirazione diaframmatica e defaticamento non sostituiscono l’allenamento, ma ne aumentano la tollerabilità e l’aderenza.

 

La “spot reduction” non è un obiettivo realistico

Le evidenze disponibili non supportano la riduzione localizzata del grasso tramite esercizi mirati. La meta-analisi di Ramírez-Campillo et al. (2022) indica un effetto nullo o trascurabile dell’allenamento localizzato sulla perdita selettiva del tessuto adiposo adiacente al muscolo allenato. Nel lipedema questo messaggio è clinicamente importante: promettere una riduzione specifica degli arti inferiori aumenta aspettative irrealistiche e può far percepire come fallimento un programma utile. Il successo va invece definito come minore dolore e pesantezza, migliore forza, maggiore autonomia, più tolleranza allo sforzo e possibile riduzione del carico infiammatorio.

 

Biomarcatori: utili, ma non diagnostici

La valutazione dell’esercizio deve rimanere multidimensionale. hs-CRP può descrivere l’infiammazione sistemica di basso grado; IL-6 va interpretata distinguendo risposta acuta all’esercizio e infiammazione cronica; TNF-α e IL-1β indicano segnali pro-infiammatori ma sono variabili; CK aiuta a riconoscere sovraccarico muscolare; d-ROMs, BAP e 8-OHdG descrivono equilibrio redox e stress ossidativo. Questi marcatori non diagnosticano il lipedema e non sostituiscono sintomi, funzione e valutazione clinica. Sono più informativi se misurati longitudinalmente, in condizioni standardizzate e a distanza nota dall’ultima seduta di esercizio (Fukui et al., 2011; Graille et al., 2020; Ye et al., 2023).

 

Conclusioni

Nel lipedema l’attività fisica è un intervento conservativo con razionale biologico e funzionale. Il fulcro della prescrizione dovrebbe essere l’allenamento di forza e contro resistenza, perché preserva massa muscolare, potenzia la pompa muscolo-venosa e muscolo-linfatica, riduce il decondizionamento e sostiene adattamenti antinfiammatori. Aerobico a basso impatto, acqua, mobilità e respirazione completano il programma, ma non sostituiscono il lavoro di forza. La comunicazione terapeutica deve essere chiara: l’obiettivo non è la riduzione localizzata del grasso lipedematoso, bensì la riduzione dello stato infiammatorio e ossidativo, il miglioramento dei sintomi e il recupero di funzione e qualità di vita.

 

Implicazioni cliniche e criteri di progressione

La progressione dell’esercizio dovrebbe seguire una logica clinica più che prestazionale. Prima di aumentare il carico è necessario verificare che la paziente tolleri la seduta, recuperi entro 24-48 ore e non presenti peggioramento persistente di dolore, pesantezza, edema o fatica. In caso di riacutizzazione, il programma va ridotto ma non necessariamente sospeso: possono essere mantenuti esercizi respiratori, mobilità dolce, cammino breve, lavoro in acqua o contro resistenza in scarico. Questo approccio evita il ciclo interruzione-sedentarietà-decondizionamento e sostiene l’aderenza nel lungo periodo.

Sul piano educativo, è utile spiegare che la forza non “brucia” selettivamente il grasso lipedematoso, ma crea le condizioni biologiche e funzionali per un miglior controllo dei sintomi. La paziente dovrebbe riconoscere obiettivi misurabili e realistici: alzarsi più facilmente da una sedia, camminare più a lungo, salire le scale con meno dolore, percepire meno pesantezza serale, tollerare meglio la compressione durante il movimento e ridurre la dipendenza da periodi prolungati di riposo.

La personalizzazione richiede attenzione a stadio clinico, dolore, comorbidità, obesità associata, familiarità con l’allenamento, preferenze e accesso a contesti sicuri. Quando disponibili, fisioterapista, medico dello sport, nutrizionista e specialista vascolare dovrebbero condividere criteri comuni di monitoraggio. La prescrizione più efficace non è la più intensa, ma quella che la paziente riesce a ripetere nel tempo senza aumentare sintomi e stress ossidativo.

 

Riferimenti bibliografici

  1. Al-Ghadban, S., Cromer, W., Allen, M., Ussery, C., Badowski, M., Harris, D., & Herbst, K. L. (2019). Dilated blood and lymphatic microvessels, angiogenesis, increased macrophages, and adipocyte hypertrophy in lipedema thigh skin and fat tissue. Journal of Obesity, 2019, Article 8747461. https://doi.org/10.1155/2019/8747461
  2. Annunziata, G., Paoli, A., Manzi, V., Camajani, E., Laterza, F., Verde, L., & colleagues. (2024). The role of physical exercise as a therapeutic tool to improve lipedema: A consensus statement from the Italian Society of Motor and Sports Sciences (SISMeS) and the Italian Society of Phlebology (SIF). Current Obesity Reports, 13, 667-679. https://doi.org/10.1007/s13679-024-00579-8
  3. Buso, G., Depairon, M., Tomson, D., Raffoul, W., Vettor, R., & Mazzolai, L. (2019). Lipedema: A call to action! Obesity, 27(10), 1567-1576.
  4. Fragala, M. S., Cadore, E. L., Dorgo, S., Izquierdo, M., Kraemer, W. J., Peterson, M. D., & Ryan, E. D. (2019). Resistance training for older adults: Position statement from the National Strength and Conditioning Association. Journal of Strength and Conditioning Research, 33(8), 2019-2052. https://doi.org/10.1519/JSC.0000000000003230
  5. Francaux, M., & Deldicque, L. (2019). Exercise and the control of muscle mass in human. Pflügers Archiv – European Journal of Physiology, 471, 397-411. https://doi.org/10.1007/s00424-018-2217-x
  6. Fukui, T., Yamauchi, K., Maruyama, M., Yasuda, T., Kohno, M., & Abe, Y. (2011). Significance of measuring oxidative stress in lifestyle-related diseases from the viewpoint of correlation between d-ROMs and BAP in Japanese subjects. Hypertension Research, 34, 1041-1045. https://doi. org/10.1038/hr.2011.76
  7. Gleeson, M., Bishop, N. C., Stensel, D. J., Lindley, M. R., Mastana, S. S., & Nimmo, M. A. (2011). The anti-inflammatory effects of exercise: Mechanisms and implications for the prevention and treatment of disease. Nature Reviews Immunology, 11, 607-615. https://doi.org/10.1038/ nri3041
  8. Graille, M., Wild, P., Sauvain, J. J., Hemmendinger, M., Canu, I. G., & Hopf, N. B. (2020). Urinary 8-OHdG as a biomarker for oxidative stress: A systematic literature review and meta-analysis. International Journal of Molecular Sciences, 21(11), Article 3743. https://doi.org/10.3390/ijms 21113743
  9. Kempa, S., Buechler, C., Föh, B., Felthaus, O., Prantl, L., Günther, U. L., & colleagues. (2023). Serum metabolomic profiling of patients with lipedema. International Journal of Molecular Sciences, 24, Article 17437. https://doi.org/10.3390/ijms242417437
  10. Lanzi, S., Porceddu, E., Pousaz, A., Jaques, C., & Mazzolai, L. (2025). Exercise training in women with lipedema: A systematic review. Vasa, 1-12.
  11. Metsios, G. S., Moe, R. H., & Kitas, G. D. (2020). Exercise and inflammation. Best Practice & Research Clinical Rheumatology, 34, Article 101504. https://doi.org/10.1016/j.berh.2020.101504
  12. Pedersen, B. K., & Febbraio, M. A. (2012). Muscles, exercise and obesity: Skeletal muscle as a secretory organ. Nature Reviews Endocrinology, 8, 457-465. https://doi.org/10.1038/nrendo. 2012.49
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  14. Ramírez-Campillo, R., Andrade, D. C., Clemente, F. M., Afonso, J., Pérez-Castilla, A., & Gentil, P. (2022). A proposed model to test the hypothesis of exercise-induced localized fat reduction (spot reduction), including a systematic review with meta-analysis. Human Movement, 23(3), 1-14. https://doi.org/10.5114/hm.2022.110373
  15. World Health Organization. (2020). WHO guidelines on physical activity and sedentary behaviour. World Health Organization.
  16. Ye, M., Xu, S., Huo, W., & Liu, X. (2023). DNA oxidation after exercise: A systematic review and meta-analysis. Frontiers in Physiology, 14, Article 1275867. https://doi.org/10.3389/fphys. 2023.1275867
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