Abstract
Per decenni, le donne affette da lipedema sono state spesso liquidate con una spiegazione semplicistica e spesso dannosa: “Sei sovrappeso. Devi mangiare di meno e fare più esercizio”. I loro sintomi – dolore, pesantezza, facile formazione di lividi, ingrossamento sproporzionato degli arti inferiori e disagio psicologico – venivano spesso attribuiti esclusivamente all’obesità, con conseguente diagnosi tardiva e gestione inadeguata.
Fortunatamente, la consapevolezza del lipedema è aumentata notevolmente nell’ultimo decennio. Pazienti, associazioni di pazienti, società scientifiche e operatori sanitari hanno contribuito al riconoscimento di una condizione che per lungo tempo è rimasta sottodiagnosticata e poco compresa. Documenti di consenso e standard di cura hanno contribuito a stabilire il lipedema come entità clinica distinta, caratterizzata da una costellazione di sintomi e segni piuttosto che da uno specifico test diagnostico (Herbst et al., 2021; Kruppa et al., 2020).
Tuttavia, come spesso accade in medicina, il pendolo potrebbe oscillare troppo nella direzione opposta. Oggi ci troviamo di fronte a una nuova sfida: la crescente tendenza a diagnosticare il lipedema in quasi tutte le donne che presentano gambe ingrossate, sproporzioni corporee o eccesso di tessuto adiposo. In alcuni contesti, il lipedema è diventato non solo una diagnosi di moda, ma, purtroppo, anche un’opportunità commerciale. Il passaggio da “sei grassa” a “tutto è lipedema” non rappresenta un progresso. Si tratta semplicemente di sostituire un errore diagnostico con un altro.
Il lipedema rimane una diagnosi clinica
Una delle maggiori difficoltà legate al lipedema è l’assenza di un test diagnostico definitivo. Attualmente non esiste alcun biomarcatore ematico, modalità di imaging, caratteristica istologica o test genetico in grado di confermare la diagnosi in modo indipendente. Come evidenziato dallo Standard of Care statunitense e da diversi documenti di consenso europei, il lipedema rimane una diagnosi clinica basata su una combinazione di reperti caratteristici (Herbst et al., 2021; Wounds International, 2017).
I criteri diagnostici più ampiamente accettati includono:
- Ingrossamento bilaterale e simmetrico degli arti inferiori.
- Relativo risparmio dei piedi, con conseguente formazione del caratteristico “segno del manicotto”.
- Sproporzione tra tronco ed estremità.
- Tessuto adiposo dolente o sensibile al tatto.
- Aumento della tendenza alla formazione di ecchimosi.
- Progressione associata a cambiamenti ormonali.
- Persistenza della sproporzione nonostante la perdita di peso.
- Assenza di edema significativo con fovea nelle fasi iniziali.
È importante sottolineare che nessuno di questi reperti è patognomonico. La diagnosi richiede un’attenta valutazione clinica e l’esclusione di spiegazioni alternative. È qui che il giudizio clinico rimane indispensabile.
Non tutte le gambe ingrossate sono lipedema
L’obesità è una delle malattie croniche più diffuse al mondo. Di conseguenza, molte donne obese presentano arti inferiori ingrossati, proporzioni corporee alterate, ridotta mobilità e un significativo disagio psicologico. Eppure l’obesità non è lipedema. Allo stesso modo, la lipoipertrofia non è lipedema. La malattia venosa cronica non è lipedema. Il linfedema non è lipedema.
Tuttavia, nella pratica clinica quotidiana, molti pazienti presentano caratteristiche sovrapposte di diverse patologie. La sfida non è semplicemente riconoscere il lipedema, ma distinguerlo da altri disturbi molto diffusi. Una diagnosi non è solo un’etichetta. Influisce sulle aspettative, sulle decisioni terapeutiche, sull’autopercezione e spesso comporta notevoli spese finanziarie. L’accuratezza diagnostica rappresenta quindi non solo una responsabilità scientifica, ma anche un obbligo etico.
Il problema etico della sovradiagnosi
La sovradiagnosi è diventata un argomento importante in tutta la medicina moderna. Sebbene la maggior parte delle discussioni si concentri sull’oncologia e sui programmi di screening, i principi di base si applicano ugualmente al lipedema. Moynihan e colleghi hanno notoriamente descritto la sovradiagnosi come l’identificazione di una condizione che non causerebbe mai sintomi o danni se non venisse scoperta. Carter et al. hanno successivamente sottolineato che la sovradiagnosi può esporre i pazienti a indagini e trattamenti non necessari, creando al contempo oneri psicologici e sociali. Il rischio nel lipedema è diverso, ma concettualmente simile. Quando una donna obesa riceve una diagnosi di lipedema senza soddisfare i criteri clinici accettati, potrebbe essere distolta da interventi che potrebbero migliorare sostanzialmente la sua salute. La gestione del peso, il trattamento delle malattie metaboliche, il supporto psicologico e i programmi di esercizio strutturati potrebbero passare in secondo piano rispetto alla ricerca di soluzioni chirurgiche.
Il desiderio di convalidare le preoccupazioni di un paziente non dovrebbe mai sostituire il rigore diagnostico. Compassione e accuratezza scientifica non sono valori opposti. Una buona medicina richiede entrambi.
Liposuzione: trattamento o soluzione prematura?
La liposuzione è emersa come uno degli argomenti più dibattuti nella gestione contemporanea del lipedema. Diversi studi osservazionali hanno riportato miglioramenti in termini di dolore, mobilità, qualità della vita e gravità dei sintomi a seguito di liposuzione in pazienti accuratamente selezionati (Dadras et al., 2017; Baumgartner et al., 2021). Di conseguenza, il trattamento chirurgico ha ottenuto un’accettazione crescente nelle raccomandazioni internazionali. Tuttavia, il riconoscimento dei potenziali benefici non giustifica indicazioni indiscriminate. In alcuni contesti clinici è emersa una tendenza preoccupante: ai pazienti viene offerta la liposuzione poco dopo la diagnosi, a volte già durante la prima visita e prima che sia stato tentato un trattamento conservativo completo.
Questo solleva importanti questioni etiche.
- L’obesità è stata affrontata in modo adeguato?
- Il paziente ha ricevuto una consulenza nutrizionale?
- È stato implementato un programma di esercizi strutturato?
- È stata prescritta e monitorata la terapia compressiva?
- È stato offerto un supporto psicologico quando appropriato?
- Le patologie venose croniche sono state indagate e trattate?
- È stato concesso tempo sufficiente per valutare la risposta al trattamento conservativo?
I documenti di consenso attuali raccomandano costantemente la gestione conservativa come base del trattamento, che include l’ottimizzazione del peso, l’attività fisica, la terapia compressiva, la fisioterapia linfatica e il supporto psicologico quando necessario (Herbst et al., 2021; Wounds International, 2017, Esmer, Schingale 2024).
La liposuzione può essere appropriata per pazienti selezionati. Tuttavia, la chirurgia dovrebbe integrare, non sostituire, un approccio multidisciplinare completo.
Quando si propone un intervento chirurgico prima che la gestione medica di base sia stata adeguatamente esplorata, dovremmo fermarci a riflettere se stiamo curando la malattia o semplicemente rispondendo alle aspettative.

L’approccio multidisciplinare che spesso dimentichiamo
L’ironia è che i programmi per il lipedema di maggior successo in tutto il mondo raramente sono incentrati sulla chirurgia. Al contrario, prevedono la collaborazione tra specialisti vascolari, chirurghi plastici, medici estetici, endocrinologi, nutrizionisti, fisioterapisti, psicologi, terapisti linfatici e specialisti dell’esercizio fisico.
La perdita di peso non cura il lipedema. Tuttavia, migliora la mobilità, il rischio cardiovascolare, l’infiammazione sistemica, gli esiti chirurgici e la salute generale.
L’esercizio fisico non elimina il tessuto adiposo patologico, ma migliora la funzione della pompa muscolare, le prestazioni fisiche, la qualità della vita e la prognosi a lungo termine. La terapia compressiva potrebbe non invertire il processo patologico, ma rimane uno strumento prezioso per la gestione dei sintomi in molti pazienti. Il supporto psicologico non può ridurre il volume degli arti, ma può affrontare anni di stigma, frustrazione, problemi di immagine corporea e aspettative terapeutiche irrealistiche.
Un approccio multidisciplinare non è un ritardo nel trattamento, ma il trattamento stesso.
Il buon senso è ancora una virtù medica
Il riconoscimento del lipedema rappresenta un importante progresso nella medicina vascolare e linfatica. Tuttavia, tale riconoscimento non deve trasformarsi in un’inflazione diagnostica.
I pazienti non meritano né di essere ignorati né di essere esagerati. Meritano una valutazione accurata, una comunicazione onesta, raccomandazioni basate sull’evidenza e una pratica medica etica. La sfida che i medici si trovano ad affrontare oggi non è scegliere tra scetticismo ed entusiasmo, ma trovare il giusto equilibrio. Dobbiamo continuare a combattere il vecchio e semplicistico messaggio “sei grasso”. Ma dobbiamo anche stare altrettanto attenti a non sostituirlo con un’alternativa altrettanto semplicistica: “Tutto è lipedema”. Perché quando il buon senso scompare, sia la scienza che i pazienti ne risentono.
Bibliorafia
- Baumgartner A, Hueppe M, Meier-Vollrath I, Schmeller W. Improvements in patients with lipedema 4, 8 and 12 years after liposuction. Phlebology. 2021 Mar;36(2):152-159. doi: 10.1177/0268355520949775. Epub 2020 Aug 26. PMID: 32847472.
- Carter SM, Degeling C, Doust J, Barratt A. A definition and ethical evaluation of overdiagnosis. J Med Ethics. 2016 Nov;42(11):705-714. doi: 10.1136/medethics-2015-102928. Epub 2016 Jul 8. PMID: 27402883.
- Dadras M, Mallinger PJ, Corterier CC, Theodosiadi S, Ghods M. Liposuction in the Treatment of Lipedema: A Longitudinal Study. Arch Plast Surg. 2017 Jul;44(4):324-331. doi: 10.5999/aps.2017.44.4.324. Epub 2017 Jul 15. PMID: 28728329; PMCID: PMC5533060.
- Herbst KL, Kahn LA, Iker E, Ehrlich C, Wright T, McHutchison L, Schwartz J, Sleigh M, Donahue PM, Lisson KH, Faris T, Miller J, Lontok E, Schwartz MS, Dean SM, Bartholomew JR, Armour P, Correa-Perez M, Pennings N, Wallace EL, Larson E. Standard of care for lipedema in the United States. Phlebology. 2021 Dec;36(10):779-796. doi: 10.1177/02683555211015887. Epub 2021 May 28. PMID: 34049453; PMCID: PMC8652358.
- Kruppa P, Georgiou I, Biermann N, Prantl L, Klein-Weigel P, Ghods M. Lipedema-Pathogenesis, Diagnosis, and Treatment Options. Dtsch Arztebl Int. 2020 Jun 1;117(22-23):396-403. doi: 10.3238/arztebl.2020.0396. PMID: 32762835; PMCID: PMC7465366.
- Moynihan R, Doust J, Henry D. Preventing overdiagnosis: how to stop harming the healthy. BMJ. 2012 May 28;344:e3502. doi: 10.1136/bmj.e3502. PMID: 22645185.
- Wounds International. Best Practice Guidelines: The Management of Lipoedema. London; 2017. https://lipoedema.co.uk/uk-best-practice-guidelines/ Accessed may 2026
- Esmer M, Schingale FJ. Can Physical Therapy Techniques Slow Down the Progression of Lipedema? Lymphat Res Biol. 2024 Dec;22(6):267-270. doi: 10.1089/lrb.2024.0065. Epub 2024 Oct 9. PMID: 39381855.




